TRA GLI ULTIMI CAVALIERI NOMADI DELLA STEPPA

 

La Mongolia

Questo immenso paese di 1.566.500 kmq, pur essendo grande tre volte la Francia e quasi cinque volte l’Italia, è il territorio asiatico meno densamente popolato, con una popolazione di appena 2,5 milioni di abitanti e una densità di 1,4 abitanti per kilometro quadrato, che si riduce a meno di 0,5 persone per kmq in alcune regioni (aimag). L’altitudine media è di 1580 metri, per cui è uno dei paesi situati in posizione più elevata al mondo.

La zona meridionale, al confine con la Cina, è costituita da una serie di altopiani stepposi che proseguono nel deserto del Gobi. Verso i confini con la Russia, vi sono i rilievi più imponenti dell’Altai mongolo, come il Tavanbogd uul con i suoi 4355 m. di altezza. Gli altipiani centrali sono costituiti dalla catena dei monti Sajani. Il clima è continentale e nella capitale, Ulaan-baatar la temperatura media annua è di - 4°. Grazie a questo clima il cielo è quasi sempre sereno, non a caso la Mongolia viene definita "il paese del cielo blu".

Fin dai tempi antichi, l’attività più diffusa in Mongolia è l’allevamento del bestiame (equini, ovini, bovini e cammelli), mentre l’agricoltura è relativamente recente. Una grande influenza nella modernizzazione della Mongolia è dovuta alla ferrovia costruita dai Russi. Il suo primo tronco risale al 1939, come diramazione della Transiberiana.

 

Ulaan-baatar

Mongolia occidentale

Altai

Gobi

Mongolia orientale

Karakorum / Kharkhorin

Il grande nord

Khovsgol nuur

 

 

 

Ulaan-baatar

La capitale mongola ha poco più di 700.000 abitanti, quasi un terzo dell’intera popolazione del paese (2.650.000). Il suo nome significa "rosso-eroe", in riferimento alla rivoluzione comunista che pose fine alla dominazione cinese e portò il paese all’indipendenza.

Qualcuno dice che sia una città brutta e anonima, in cui si notano gli effetti dell’urbanizzazione di stampo sovietico. A uno sguardo più attento essa offre invece piacevoli e simpatiche sorprese. Innanzitutto è ancora una città a misura d'uomo, ospitale, allegra e ben poco pericolosa rispetto a quanto conosciamo di certe città europee e persino italiane. Durante l’inverno, con temperature che scendono anche sotto i -40°C essa è sicuramente la capitale più fredda del mondo.

L’immensa piazza Sukhebaatar ("eroe con l’ascia"), che le fa da epicentro, è dedicata all’uomo che nel 1921 guidò l’insurrezione contro i cinesi, restituendo l’indipendenza alla Mongolia . La piazza, frequentata giorno e notte da molta gente, è dominata dal palazzo del Parlamento e fiancheggiata da Musei, Borsa, Posta, Teatro e Municipio. Poco più a est vi è il fastoso, romantico e decadente Ulaanbaatar Hotel. Tra il parlamento e il monumento equestre di Sukhebaatar sorge ora la statua di Temujin/ Chinggis Khaan.

La via principale della città è Peace Avenue, passeggiata preferita da mongoli e turisti. Lungo la strada è un susseguirsi di negozi, ristoranti, internet café e locali vari. A metà del suo percorso vi è lo State Department Store, un grande supermercato in cui si può trovare di tutto. Purtroppo il doloroso e triste fenomeno dei bambini di strada è abbastanza consistente. Migliaia di loro abitano nei tombini e vivono di elemosina oppure col recupero di rifiuti dai cassoni dell’immondizia.

Tra i luoghi più interessanti della capitale vi è il monastero di Gandan (Gandantegchinlen Khiid), il palazzo d'inverno del Bogd Khan e il monastero di Cojin Lama. Ulaanbaatar ha inoltre molti musei interessanti, tra i quali il Museo di storia naturale (in cui si poosono ammirare gli scheletri completi dei giganteschi dinosauri del Gobi), il Museo delle Steppe, il Museo nazionale di storia mongola, il Museo della rivoluzione, il Museo della caccia e il Museo di belle arti dedicato al grande artista Zanabazar.

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Mongolia occidentale:

L’ovest mongolo è suddiviso in quattro aimag:

BAYAN OLGII, base di partenza verso le più suggestive aree naturalistiche;

KOVD, una delle regioni più incantevoli e frequentate, per i suoi paesaggi mozzafiato e le vicine grotte con pitture rupestri risalenti a 15.000 anni orsono;

UVS con valli infinite e deserti, una delle regioni più selvagge e sconosciute della Mongolia. In questa regione vi è il lago più esteso della Mongolia, l'Uvs Nuur (3.400 kmq), con acque estremamente salate.

ZAVKAN, con un territorio quasi inaccessibile e ricco di contrasti, dominato da paesaggi desertici e da sconfinate foreste.

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Altai

La suggestiva catena montuosa dell’Altai nuruu, evoca paesaggi primordiali, culla di etnie e di ceppi linguistici, rifugio di animali ormai rari come il leopardo delle nevi o di esseri misteriosi come gli Almas.

La regione è difficilmente accessibile, ricca di vette che superano i 4.000-4.500 metri (Tavanbogd uul), ricoperte tutto l’anno di ghiaccio. E’ il paradiso del trekking estremo, dove vi sono alcuni dei più straordinari parchi naturali della Mongolia. Le ampie vallate sono percorse da piccoli gruppi di nomadi allevatori, ove pascolano quasi due milioni di capi di bestiame. Sulle cime e nelle foreste si possono incontrare alci, cervi, orsi, stambecchi, volpi e il mitico leopardo delle nevi. La maggioranza della popolazione altaica è di etnia kazaka e di religione musulmana. A differenza del mondo islamico tradizionale, qui le donne hanno gli stessi diritti e doveri degli uomini e nonostante il Corano proibisca l'alcol, qui è invece molto diffuso. Negli Altai la vita è durissima e d’inverno le temperature precipitano anche a – 50° C. sottozero.

Da duemila anni, la caccia con l’aquila - narrata anche da Marco Polo - è una pratica molto diffusa tra i Kazaki. Oggi è divenuta una attrattiva turistica. Dopo essere stata catturata ed addestrata, l’aquila incappucciata viene liberata nei pressi della preda e dopo averla catturata ritorna dal suo padrone, che la ricompensa con una piccola parte del bottino.

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Gobi

Il misterioso deserto del Gobi è uno dei luoghi più desolati e affascinanti della terra. L'escursione termica annuale va dai - 50/55° C. dell’inverno ai + 45° C. dell’estate. Milioni di anni fa questo territorio era completamente diverso, ricco di acque e di vegetazione, dove abitavano i dinosauri. Al giorno d’oggi nel Gobi vagano gruppi di allevatori nomadi e alcuni animali rari come l'asino selvatico (Khulan), il cavallo Prewalski (Takhi), l’antilope saiga e il quasi estinto orso del Gobi. Il territorio del Gobi occupa quasi un terzo dell'intera superficie del paese.

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Mongolia orientale

L’est del paese è caratterizzato da steppe infinite, in cui abita una popolazione umana quasi irrilevante, mentre abbonda la flora e la fauna, tra cui i tipici branchi di gazzelle. Questo ambiente incontaminato è molto difficile da esplorare, persino con i fuoristrada.

Il territorio è suddiviso in tre aimag.

Il Khentii, in cui venne alla luce e probabilmente fu sepolto Genghis Khan. Il grande condottiero nacque sulle rive del fiume Onon, quasi certamente nel distretto di Binder, nonostante si parli di quello di Dadal, quasi al confine della Siberia, dove però vi è un magnifico parco naturale con laghi, fiumi e foreste di larici, abeti e betulle. Il capoluogo del Khentii è Ondorkhaan, in cui vi è un interessante museo etnografico e il museo cittadino, che conserva armi dell’epoca di Genghis Khan.

Più a oriente, vi è l’aimag di Dornod, con un abitante ogni 2 kmq e un turismo praticamente assente, ma in cui imperversa la caccia alle gazzelle e alle antilopi in via di estinzione.

Estrema propaggine verso la Cina, l’aimag di Sukhebaatar è caratterizzato da un vastissimo territorio desertico, in cui spicca la suggestiva Dariganga, zona di confine fra le dune e la steppa.

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Karakorum / Kharkhorin

Nel 1220 Genghis Khan volle che Kharkhorin (l’anello nero), divenisse la capitale del suo immenso impero, ma la costruzione fu portata a termine dopo la sua morte dal figlio Ogodai. In seguito, la capitale mongola fu spostata a Pechino e nel 1388 i Manciù rasero al suolo Kharkhorin e i suoi magnifici edifici. I resti della città furono riutilizzati nel 1586 per costruire Erdene Zuu, il primo monastero del buddismo lamaista della Mongolia.

Kharkhorin si trova a 370 km. a ovest di Ulaanbaatar e si può raggiungere in circa sei-sette ore.

Visitare i resti dell’antica capitale significa immergersi in un’atmosfera strana, dove i ricordi del passato splendore sono evocati dall’Erdene Zuu per poi disperdersi nella vastità della steppa circostante.

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Il grande nord

Il Nord della Mongolia non è soltanto il meraviglioso lago Khovsgol, che richiama frotte di visitatori. Gli aimag di Bulgan, Orkhon e Selenge offrono anch’essi paesaggi incantevoli. La maggiore attrazione è il monastero di Amarbayasgalant, meraviglia architettonica e spirituale del XVIII secolo, dall’aspetto a un contempo sontuoso e affascinante. Negli anni ’30 vi abitavano quasi duemila monaci, mentre oggi ne sopravvivono una quarantina. L’aimag di Selenge ha per capoluogo Darkan, seconda città mongola per numero di abitanti. Il capoluogo dell’Orkhon, Erdenet, è oggi una città ricca e moderna, grazie alla locale miniera di rame, in cui sono occupate migliaia di persone.

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Khovsgol nuur

Il lago Khovsgol è il più profondo dell’Asia centrale (260 metri), la cui acqua purissima e cristallina si può persino bere. E’ sicuramente il lago più bello della Mongolia e la meta privilegiata dal turista occidentale. Per la maggior parte dell’anno è ricoperto dal ghiaccio, a causa delle temperature estremamente rigide di quest’area. Dal capoluogo dell’aimag, Moron, con un giorno di fuoristrada si giunge al villaggio di Tsagaan Nuur, popolato dall’etnia Darkhat. Più lontano, verso occidente, tra i monti Sayan vive il popolo Tsaatan o "uomini renna", un’antica popolazione turcica ormai sull’orlo dell’estinzione.

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Ulaanbaatar

 

Tramonto sul Baydrag Gol

 

Cavalli al pascolo

 

Nandintsetseg "sacro fiore"

 

Gobi-Altai

 

Gher di nomadi